Ego Sum Sigillum: impronta e segni che parlano
Conservazione e restauro dei sigilli
Conservazione e restauro dei sigilli
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Ogni discorso sui sigilli non può prescindere da considerazioni relative alle metodologie atte a garantirne la salvaguardia e la trasmissione alle generazioni future. Storicamente, la cura conservativa dei sigilli è rimasta a lungo in subordine rispetto alla tutela del supporto scrittorio. All’interno degli archivi, i documenti venivano conservati in strutture quali arche, scatole o armadi, e più tardi nei faldoni cartacei.
Tali sistemi trascuravano le specifiche necessità fisiche delle impronte sfragistiche, le quali venivano frequentemente esposte a urti, compressioni e attriti reciproci. Soltanto nel XX secolo, superata la fase dei rimedi improvvisati del passato, la conservazione sfragistica ha raggiunto una piena maturità tecnica, fondata su solide basi fisiche e chimiche.
I nemici del sigillo
Sotto il profilo conservativo, il sigillo si definisce come un bene culturale polimaterico, cioè composto da più materiali (cera d’api o piombo, matrici metalliche, nessi tessili in seta, lino o canapa). Questa sua natura genera continui problemi di stabilità termica e fisica.
Il primo grande pericolo è il degrado meccanico derivante da una cattiva manipolazione o da carenze conservative. La superficie cerosa è fragile: la pressione continua all’interno di un faldone può creare micro-fratture, abrasioni o, nel caso dei sottili sigilli di cera sotto carta, la totale obliterazione del disegno. Non di meno, persino le originarie teche protettive in latta possono flettersi sotto sollecitazione meccanica, trasmettendo vibrazioni alla cera che, essendo meno elastica, finisce per frammentarsi.
Patologie chimiche e biologiche: il piombo e la cera
Accanto ai traumi fisici, i sigilli sono soggetti a specifiche alterazioni biochimiche, le cui manifestazioni differiscono in base alla natura del materiale.
I sigilli in piombo sono tra i più esposti a processi di degradazione irreversibile causati da un lento ma costante processo di ossidazione elettrochimica che inizia dal centro del sigillo o lungo la linea dei fili d’appensione, dove lo spessore del metallo è ridotto. La bolla comincia a coprirsi di una patina biancastra, subendo rigonfiamenti e l’apertura di piccoli crateri che possono ridurre l’oggetto in polvere. Questo processo risulta accelerato dagli acidi organici emessi da vecchi cassetti o armadi in legno in cui i sigilli sono conservati.
I sigilli in cera, pur godendo di una buona stabilità chimica, patiscono gli sbalzi termici. Il raffreddamento ne diminuisce il volume, provocando cristallizzazioni disomogenee e fessurazioni. Inoltre, la cera vergine naturale può subire l’insidioso attacco biologico da parte di batteri filamentosi che, nutrendosi della massa cerosa, scavano una fitta rete di microscopici canali interni, rendendo l’impronta opaca, priva di coesione e soggetta a sfaldamento in scaglie minute.
Il percorso prosegue: segui i collegamenti per scoprire come preservare nel tempo la forma materiale e la storia dei sigilli.
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