Conservazione e restauro dei sigilli
Le tecniche di restauro dei sigilli
Le tecniche di restauro dei sigilli
Il trattamento del piombo
Per arrestare la cinetica corrosiva delle bolle plumbee, la moderna scienza del restauro applicata alla collezione dell’Archivio storico diocesano adotta il protocollo della riduzione elettrolitica. Prima di qualunque azione diretta, si procede alla documentazione dello status ante-operam e all’isolamento precauzionale della pergamena mediante film plastici inerti.
L’intervento prevede due metodologie elettrochimiche specifiche regolate a bassa intensità di corrente:
– Riduzione per immersione totale: la bolla viene immersa in una soluzione elettrolitica, costituendo il polo negativo (catodo) del circuito, permettendo agli ioni del piombo corroso di ridepositarsi stabilmente sulle lacune superficiali in forma di piombo metallico coerente.
– Riduzione locale a goccia con elettrodo di platino: sviluppata per ovviare ai danni che l’immersione totale arrecherebbe alle fibre tessili storiche dei cordoni d’appensione, questa tecnica prevede l’applicazione mirata di una micro-goccia di elettrolita (acido solforico) sulle sole parti corrose del sigillo, chiudendo il circuito elettrico tramite lo sfioramento di un elettrodo inerte di platino. Questo intervento garantisce la massima efficacia conservativa azzerando i rischi per i filati storici.
A conclusione del ciclo, le bolle stabili vengono sottoposte a pulitura a secco, lucidatura controllata e applicazione protettiva di cera microcristallina e consolidanti barriera per metalli.
Il protocollo di restauro e integrazione della cera
Il restauro dei sigilli cerei applicato al patrimonio sfragistico della Diocesi si realizza attraverso fasi rigorosamente codificate e reversibili. La pulitura, finalizzata ad asportare i sedimenti superficiali incorporati nel tempo dalla materia organica, viene eseguita a secco tramite pennelli a setole soffici o a umido con acqua demineralizzata (solvente a interazione quasi nulla con la cera). Per le concrezioni tenaci, si impiegano miscele controllare di alcol isopropilico e acqua demineralizzata applicate a pennello o tramite impacchi assorbenti temporizzati.
La ricomposizione dei frammenti, il consolidamento strutturale e la colmatura delle lacune escludono collanti industriali o termofusioni dirette e distorcenti. Si impiega esclusivamente una miscela di cera da restauro, sintetizzata appositamente nei laboratori con 75% di cera d’api sbiancata, 20% di resina Dammar (per l’elasticità) e 5% di cera carnauba (per la compattezza e la stabilità chimica).
L’apporto moderno viene applicato goccia a goccia mediante un termocauterio a punta metallica riscaldata, operando in totale sicurezza sotto la soglia di shock termico del sigillo storico. In conformità con i principi deontologici di riconoscibilità del restauro, le integrazioni non ricostruiscono mai arbitrariamente i dettagli perduti dell’iconografia o della leggenda.
La miscela è addizionata con pigmenti minerali o vegetali che si accostano all’originale ma si differenziano per una lieve e intenzionale variazione di tonalità cromatica, mentre le superfici vengono perfettamente livellate a freddo con microscopici strumenti abrasivi solo dopo il completo raffreddamento del materiale.
Un caso di rilievo metodologico ha interessato nello specifico il sigillo del vescovo Gerardo. Prima di espletare le fasi di pulitura e consolidamento, si è resa necessaria la completa rimozione dell’impronta dal supporto scrittorio. All’atto di un pregresso restauro della pergamena, infatti, l’esemplare era stato erroneamente riapposto capovolto, compromettendone la lettura. Il distacco è stato eseguito senza causare alcun danno strutturale alla massa cerosa e una volta concluso l’intero intervento conservativo, l’impronta è stata correttamente ricollocata nel suo orientamento originario.
Il medesimi passaggi procedurali di restauro sono stati applicati dal prof. Becchetti, autore del restauro anche del patrimonio sfragistico degli altri Istituti conservativi bergamaschi: Archivio di Stato e Biblioteca civica A. Mai.
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