Il titolare e la custodia della matrice
I privati: la sfragistica privata, professionale e mercantile
I privati: la sfragistica privata, professionale e mercantile
MENU
Se nell’alto Medioevo l’uso del sigillo si configurava come una prerogativa dei vertici della gerarchia feudale ed ecclesiastica, a partire dal XIII secolo il suo impiego si diffuse anche al di fuori degli ambienti istituzionali. La crescita delle città, lo sviluppo delle attività commerciali e artigianali, nonché la fioritura delle corporazioni d’arti e mestieri, favorirono una maggiore diffusione delle pratiche sfragistiche tra privati cittadini, notai, professionisti, mercanti e artigiani.
Il sigillo divenne così un segno di riconoscimento personale e professionale. Le matrici potevano presentare immagini, simboli o composizioni grafiche riconducibili all’attività del titolare, oppure elementi onomastici e monogrammatici. Attraverso queste scelte, il sigillo contribuiva a rendere riconoscibile la persona che ne faceva uso e a collegare l’impronta alla sua identità e attività.
Un caso di grande interesse è offerto dal sigillo appartenuto al sarto e commerciante di stoffe Antonio Vitali (1583). La matrice presenta nel campo una combinazione scandita dalla croce epigrafica e dalle lettere capitali. Particolare è soprattuto la materia utilizzata e la modalità di apposizione: il sigillo è infatti realizzato in piombo e applicato direttamente alla pergamena. Questa caratteristica presenta significative analogie con l’impiego di piccoli sigilli plumbei nel commercio tessile, dove il piombo veniva utilizzato per contrassegnare e garantire direttamente le merci dall’alto valore commerciale.
Il caso di Antonio Vitali permette quindi di osservare un possibile rapporto tra pratiche sfragistiche diverse: una tecnica mutuata dall’ambito della produzione e del commercio delle stoffe sembra essere stata adattata a un documento di carattere privato e spirituale, in questo caso un testamento. Il manufatto mostra come forme, materiali e tecniche potessero migrare da un contesto all’altro, rispondendo a nuove esigenze di identificazione e garanzia.
L’atto esplicita l’intenzione originaria della convalida nella sua formula conclusiva: “chiuso et sigilato con trei sigili di piombo con lo mio sigillo”. Sebbene il testo annunci un sistema multisigillato a tre impronte, volto a unire il segno del testatore a quello dei testimoni, il documento conserva oggi solo un sigillo plumbeo superstite, quello dello stesso Vitali. La discrepanza tra l’annuncio diplomatico e la realtà materiale documenta visivamente la parziale perdita meccanica subita nel corso dei secoli, che non inficia tuttavia il valore dell’esemplare come testimone dell’applicazione del piombo mercantile alla sfera testamentaria.
Il percorso prosegue: segui il collegamento per scoprire l’uso dei sigilli di piombo nel commercio tessile.
L’uso extra-diplomatico del piombo: i sigilli nel commercio tessile
Please , update your browser




