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Ego Sum Sigillum: impronta e segni che parlano

Ego Sum Sigillum: impronta e segni che parlano

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Il percorso prende avvio da un corpus di 30 sigilli (XI-XIX secolo), oggi conservati presso tre istituzioni bergamasche: l’Archivio Storico Diocesano, la Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici e l’Archivio di Stato di Bergamo. Recentemente restaurati, questi manufatti sono stati l’occasione per avviare un processo di valorizzazione culturale permanente, originato dall’esperienza espositiva territoriale “Impronta e segno. I sigilli: da materia a documento” (26 settembre – 23 dicembre 2026) che ha integrato anche percorsi tattili inclusivi per persone non vedenti e ipovedenti.

Se l’esposizione fisica consente l’incontro diretto e puntuale con i manufatti, il percorso digitale ne amplia l’accesso e ne ricostruisce la cornice teorica di riferimento partendo dalle loro storie, collegandoli a documenti, persone e saperi. In tal senso, i venti sigilli non vengono presentati come semplici reperti immobili, ma oggetti complessi nati dall’incontro tra materia, tecnica e intenzione giuridica. La loro funzione non si esaurisce quando l’atto che hanno contributo a validare perde efficacia legale: essi continuano a vivere attraverso lo studio, il restauro e la valorizzazione.

È proprio questa continuità a guidare il percorso che assume come chiave di lettura il concetto di “biografia degli oggetti”, secondo cui un manufatto attraversa nel corso della propria esistenza contesti, usi e regimi di valore differenti. La narrazione è strutturata in modo corale, dando voce, nelle varie sezioni, alle figure che ne hanno scandito la vita: titolari, incisori, cancellieri, archivisti, restauratori e studiosi, in un’ideale passaggio di testimone.

La scelta di far parlare direttamente il sigillo in prima persona, attraverso gli audio che si trovano in apertura di sezione, si ispira alla cultura medievale (XII-XIV secolo), epoca in cui le iscrizioni sfragistiche usavano formule parlanti come me cognoscite (riconoscetemi), me videtis (mi vedete) o ego sum sigillum (io sono il sigillo). In questa tradizione, il sigillo non è un elemento passivo, ma funge da sostituito vicario dell’autorità del titolare. Seguirne la biografia significa indagare come è stato usato, rappresentato, custodito e tramandato, restituendo questo bene culturale vivo a nuovi sguardi perché possa continuare a parlare.

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