Ego Sum Sigillum: impronta e segni che parlano

Valorizzazione e condivisione

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La riproduzione sfragistica tra conservazione preventiva e nuove frontiere di fruizione

Superata la fase della tutela conservativa e del restauro, la biografia culturale del sigillo compie un ulteriore salto evolutivo attraverso le pratiche di digitalizzazione, riproduzione tridimensionale e condivisione. Tradizionalmente, il patrimonio sfragistico sconta un’intrinseca fragilità strutturale che impone una saggia e costante limitazione della sua manipolazione diretta. In questo scenario, le moderne tecniche di riproduzione possono affiancare la conservazione preventiva, consentendo di avvicinare il pubblico al manufatto senza richiedere il ripetuto contatto con l’originale. 

La riproduzione diventa così anche uno strumento di valorizzazione, convertendo un dispositivo storicamente d’élite in un oggetto di divulgazione democratica e accessibile. Una copia fedele o una rappresentazione appositamente elaborata può infatti rendere leggibili aspetti del sigillo che, per la sua natura, le dimensioni o le condizioni conservative, risultano difficili da percepire direttamente. Le tecnologie digitali permettono quindi di creare nuove forme di documentazione e di fruizione, ampliando il pubblico al quale il patrimonio sfragistico può essere restituito. 

Nuove tecnologie tridimensionali: dalla digitalizzazione alla fruizione tattile

La realizzazione di una riproduzione tridimensionale accurata può oggi avvenire attraverso tecniche di acquisizione digitale non invasive e senza contatto fisico con il manufatto. Un esempio significativo è quello sviluppato nell’ambito della mostra “Impronta e segno. I sigilli: da materia a documento“, presso l’Archivio di Stato di Bergamo, dove il percorso espositivo è stato progettato per essere accessibile anche a persone non vedenti e ipovedenti.

Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS – Sezione territoriale di Bergamo, i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria e Scienze Applicate dell’Università degli Studi di Bergamo, FabLab Bergamo APS e Luca Becchetti, conservatore dei sigilli dell’Archivio Apostolico Vaticano.

La campagna di rilievo dei sigilli è stata condotta dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Giulio Mirabella Roberti, in collaborazione con Aurelio Sandal e FabLab Bergamo. La digitalizzazione ha integrato la fotogrammetria con misurazioni laser effettuate mediante un braccio di misura FARO. Le diverse acquisizioni hanno prodotto nuvole di punti, successivamente elaborate per ottenere modelli digitali tridimensionali accurati.

Il modello digitale non costituisce però soltanto una copia virtuale dell’oggetto. L’analisi geometrica delle nuvole di punti ha permesso di individuare gli elementi caratterizzanti dei sigilli e di selezionarne le geometrie essenziali, eliminando dettagli secondari che avrebbero potuto ostacolare l’esplorazione tattile. Da questi modelli sono state quindi realizzate riproduzioni tridimensionali e rappresentazioni a rilievo pensate per la percezione attraverso il tatto.

Il risultato è un sistema di fruizione che affianca gli originali e costruisce intorno ad essi nuove possibilità di conoscenza. La riproduzione diventa così parte della stessa biografia del sigillo: non un duplicato destinato a prendere il posto dell’originale, ma un nuovo oggetto attraverso il quale il documento può continuare a essere conosciuto, studiato e condiviso.

Dal manufatto alla rete

In questo rinnovato orizzonte metodologico, la circolazione delle informazioni trova un punto di arrivo ideale nel portale BeWeB, che costituisce lo spazio virtuale in cui la biografia del sigillo si arricchisce di nuove relazioni. L’impronta non viene presentata come un frammento isolato, ma viene ricollocata nella densità del suo contesto d’origine, istituendo connessioni immediate con il testo del documento che essa valida, il suo titolare e le coordinate storiche del territorio. BeWeB diviene così il luogo d’elezione di una prosecuzione biografica capace di tessere nuove e inesauribili relazioni tra i beni, i loro contesti storici e le persone.

Il percorso prosegue: scopri la mostra “Impronta e segno. I sigilli: da materia a documento”, nata per raccontare la varietà dei sigilli attraverso gli esemplari conservati negli istituti coinvolti.

La mostra “Impronta e segno. I sigilli: da materia a documento”

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