Gli affreschi: itinerari tematici virtuali

Immagini dall’Antico e dal Nuovo testamento

Immagini dall’Antico e dal Nuovo testamento

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Il salone che precede la cappella dei Santi Efisio e Potito e la cosiddetta Sala dei Profeti sono decorati da immagini tratte dal repertorio iconografico dell’Antico e del Nuovo Testamento, a sottolineare l’importanza delle Sacre Scritture come fondamento della Fede e la loro centralità nella vita della Chiesa.


 

Anticappella

Nel 1751, l’Arcivescovo Francesco Guidi incaricò Giuseppe Zocchi, pittore e incisore fiorentino, di decorare l’anticappella con tre affreschi raffiguranti scene della Vita di Abramo: Abramo incontra Melchisedec, la Visita dei tre angeli ad Abramo, il Sacrificio di Isacco. L’attenzione al paesaggio e la resa dei dettagli derivano dall’attività di vedutista maturata dallo Zocchi negli anni precedenti e sfociata nella famosa raccolta di tavole relative alla città di Firenze, pubblicate a partire dal 1744.

Il soggetto scelto dal Guidi teneva conto della funzione che il salone era chiamato a svolgere in relazione alla vicina cappella: l’ambiente infatti introduceva i futuri sacerdoti nello spazio sacro dove ricevevano l’ordine e dove l’arcivescovo abitualmente celebrava l’Eucarestia. Non a caso dunque furono scelti gli episodi dellIncontro tra Abramo e Melchisedec e quello del Sacrificio di Isacco, citati nel Canone Romano, antica preghiera eucaristica ancora oggi in uso: «Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdote».

L’affresco dedicato alla figura di Melchisedech riproduce il momento in cui Abramo, di ritorno dalla guerra, riceve dal Sacerdote l’offerta di pane e vino, evidente riferimento al sacramento dell’Eucarestia, e la sua benedizione: «sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici » (Gn 14,18-24).

Il secondo episodio si svolge alle Querce di Mamre, dove Abramo, sedendo all’ingresso della tenda «nell’ora più calda del giorno», incontra tre uomini che ospita e ristora. Sono angeli, messaggeri di una notizia inattesa per i due sposi ormai anziani: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio» (Gn 18, 1-33).

Tra gli episodi della vita di Abramo, il Sacrificio di Isacco è senza dubbio tra i più famosi e rappresentati nell’arte: la figura del padre pronto a sacrificare la vita del suo unico figlio esemplifica l’atto di assoluta obbedienza e fede nella parola di Dio. La scena si svolge in un paesaggio bucolico, sull’altura indicata dal Signore, nei pressi della quale Abramo giunge insieme al figlio e ai due servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Tutto è pronto per il sacrificio (l’altare, la legna e il fuoco), ma la mano armata di Abramo viene fermata dall’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male!» (Gn 22, 1-18).


 

Sala dei Profeti

La centralità delle Sacre Scritture è ribadita nella Sala dei Profeti, decorata per volontà dell’arcivescovo Franceschi agli inizi del XIX secolo da pittori-decoratori attivi nel palazzo proprio in quegli anni.

Le pareti e la volta sono completamente affrescate, ad eccezione del camino centrale e del cornicione in marmo che percorre l’intero perimetro della stanza. L’ambiente è decorato da elementi architettonici dipinti, che arredano la stanza solo virtualmente: pilastri, capitelli, nicchie, timpani, sculture e stucchi.
Il copricamino, anch’esso dipinto, ospita la raffigurazione della Vigilanza, rappresentata da una «donna con un Libro nella destra mano e nell’altra con una verga e una Lucerna accesa, in terra vi sarà una grue, che sostenga un Sasso co’l piede» (Iconologia, Cesare Ripa).

Lungo le pareti, su basamenti effimeri, si innalzano sculture dipinte a monocromo: da un lato, sono rappresentati i Profeti Maggiori, Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele, dall’altra i quattro Evangelisti, Matteo, Luca, Marco, Giovanni e, in posizione centrale, la Fede caratterizzata dagli attributi della croce e del calice con l’ostia.

Sulla volta, all’interno di una ricca cornice dipinta a finto stucco, è rappresentato l’episodio biblico di Elia rapito in cielo su un carro di fuoco. Il profeta è raffigurato in cielo, seduto sul carro trainato da due cavalli, mentre getta il suo mantello al giovane Eliseo. Il passaggio della missione profetica da Elia a Eliseo è rappresentato simbolicamente proprio dal mantello e dalle parole: «Appena Elia fu avvolto dal turbine, Eliseo fu pieno del suo spirito; durante la sua vita non tremò davanti ai potenti e nessuno riuscì a dominarlo» (2 Re 2,1-18).

Fuori dal percorso di visita, poiché realizzato nelle stanze private del palazzo, è presente un altro episodio biblico, il Sogno di Giacobbe, eseguito da Giovan Battista Tempesti nel 1792.

La scena raffigura il giovane addormentato col capo appoggiato ad una pietra e la materializzazione di un sogno: «una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa». Al risveglio Giacobbe, riconosciuto quel luogo come “sacro”, prenderà la pietra utilizzata come cuscino la notte prima e la trasformerà in altare consacrato: «Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio» (Gn 28, 1-22).

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