Approfondimento

Jan Geernaert: uno scultore fiammingo nella Piacenza del Settecento

Jan Geernaert: uno scultore fiammingo nella Piacenza del Settecento

SCULTORI IN LEGNO A PIACENZA

La scultura lignea ha vissuto a Piacenza una stagione particolarmente felice tra Barocco e Neoclassicismo, epoca in cui furono due i protagonisti indiscussi, il valsesiano Giovanni Sceti detto il “Romano” e Jan Geernaert Il 15 marzo 2019 è stata dedicata al fiammingo, noto nel Piacentino anche come Giovanni Ghernardi,  una giornata di studi che ha visto la bella collaborazione tra le Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli e di Piacenza-Bobbio, entrambe interessate dalla prolifica attività dello scultore. L’intensa giornata si è svolta a Piacenza, nella sala degli affreschi del Palazzo Vescovile.

L’ATTIVITA’ A PIACENZA

Il Geernaert fu capo di una fiorente bottega al servizio di committenti laici e religiosi. Attivo in diocesi piacentina tra il 1727 e il 1777, anno della morte, ha lasciato in un cinquantennio di carriera un cospicuo nucleo di statue delle più svariate iconografie sacre. Ne proponiamo alcune per far conoscere e apprezzare l’operato dell’artista e al contempo valorizzare alcune devozioni particolarmente sentite in diocesi.

ICONOGRAFIA MARIANA

Tra i temi presenti nella produzione del Geernaert, uno dei più trattati è senz’altro quello inerente l’iconografia di Maria, declinata in una quantità di immagini differenti legate ai più diffusi titoli mariani. Una venerazione molto diffusa in diocesi è quella alla Madonna del rosario, ma non mancano, tra le sculture richieste al Geernart dalla committenza, la Madonna della Neve, la Madonna addolorata, l’Immacolata.

I SANTI

La produzione del Geernaert rivela un repertorio di alto livello anche nella raffigurazione di altre iconografie sacre. Tra le sculture più note si segnalano il San Giuseppe con il Bambino del 1755, contraddistinto dalle delicate fisionomie dei protagonisti, o la statua dell’Angelo custode conservata presso il museo della cattedrale di Piacenza. Si segnalano anche le sculture monocrome simulanti l’alabastro (una scelta cromatica adottata altre volte dall’artista) di San Domenico di Guzmán, realizzata nel 1760 per l’altare del rosario della collegiata di Castelsangiovanni, e della Fede (1772) per la chiesa principale di Cortemaggiore.