La Chiesa: i sigilli ecclesiastici
La riforma sfragistica di papa Paolo II
La riforma sfragistica di papa Paolo II
La rigorosa consuetudine iconografica e geometrica medievale, fondata per secoli sulla fissa iterazione dei volti degli apostoli e sulla dicitura onomastica del pontefice, subisce una radicale interruzione nel pieno Rinascimento, sotto il pontificato di Paolo II (1464-1471). Esponente di punta dell’umanesimo curiale, Pietro Barbo commissionò un tipario di grande valore artistico e complessità formale. La bolla datata 19 gennaio 1470 testimonia direttamente questa transizione formale. Con questo atto, Paolo II interviene nelle dinamiche proprietarie dell’episcopato bergamasco per regolare uno scambio di beni tra la Mensa capitolare e il celebre condottiero Bartolomeo Colleoni.
L’esemplare manifesta la completa rottura dei canoni medievali: al recto, entro una composizione prospettica di impianto monumentale, è raffigurato il papa in abiti pontificali e tiara, assiso su un alto trono a gradini, affiancato da due cardinali e attorniato ai piedi da sette figure, di cui tre genuflesse. In alto a destra, la tradizionale leggenda onomastica recita “PAVLUS · PP’ · II ·”. Altrettanto innovativo si rivela il verso, in cui viene abbandonata la mera dicitura testuale a favore di un raffinato tipo agiografico. I santi Pietro e Paolo sono qui rappresentati a figura intera, nimbati e muniti dei rispettivi libri liturgici nella mano sinistra; mentre la mano destra stringe i loro attributi caratterizzanti (la spada per Paolo, le chiavi per Pietro). I due apostoli siedono l’uno di fronte all’altro su seggi e sono spartiti al centro da una croce, sormontata dalla leggenda disposta in verticale “· S PA / · S · PE”.
Sebbene la riforma sfragistica di Paolo II sia rimasta un episodio isolato, essa segna un punto di non ritorno, inaugurando una nuova stagione espressiva in cui la componente artistica ridefinisce il linguaggio simbolico della Chiesa.
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