La Chiesa: i sigilli ecclesiastici

Dall’anello del pescatore alla transizione contemporanea

Dall’anello del pescatore alla transizione contemporanea

Accanto alla bolla plumbea, nella tradizione sigillare pontificia si affermò un’altra forma di sigillo: l’Anello del Pescatore (Anulus Piscatoris). La prima attestazione del suo uso risale al pontificato di Clemente IV (1265-1268). Questo sigillo, aderente e impresso su cera rossa, rappresentava san Pietro sulla barca nell’atto di trarre le reti, circondata dal nome del pontefice regnante. Esso fungeva da richiamo alla chiamata evangelica del principe degli apostoli e alla connessa potestà conferita da Cristo al romano pontefice.

L’anello del Pescatore, originariamente inciso su metallo o pietra dura e impresso su cera rossa in forma ovale, a partire dal pontificato di Papa Gregorio XVI (1831-1846) venne sostituito con un timbro tondo a inchiostro oleoso di colore rosso. La sua evoluzione offre un chiaro esempio di come un sigillo possa modificare nel tempo la sua forma materiale pur mantenendo la propria funzione giuridico-simbolica.

Questa tendenza alla transizione tecnologica e burocratica dell’Età Contemporanea coinvolse, nel medesimo periodo, anche la tradizionale sfragistica metallica, come dimostra la bolla di nomina di Gregorio XVI (28 febbraio 1831) indirizzata al Capitolo della Chiesa di Bergamo per la nomina a vescovo di Carlo Gritti Morlacchi. Questa bolla plumbea si configura come una delle ultime evidenze, nel panorama sigillografico pontificio, a conservare intatte le proprie millenarie prerogative diplomatiche e materiali. L’apparato iconografico introduce eleganti varianti stilistiche di gusto ottocentesco: al recto i volti dei santi Pietro e Paolo sono nimbati; al verso la leggenda onomastica “GREGORIVS / PAPA / XVI” è introdotta da una variante tipologica costituita da una croce inscritta in un nimbo raggiante.

Proprio a partire dal pontificato di Gregorio XVI, sia l’anello del Pescatore sia la medesima bolla di piombo avviarono una parabola di declino della loro rilevanza diplomatica. Pur continuando a essere apposte ai documenti più solenni, le matrici vennero gradualmente sostituite da più rapide impronte a inchiostro colorato impresse direttamente in calce ai documenti.

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