Immagini e parole: la scienza sfragistica

Tipologie iconografiche

Tipologie iconografiche

Per orientarsi nella varietà delle raffigurazioni, la disciplina sfragistica ha elaborato una classificazione delle figure in tipi. La suddivisione può variare in relazione alle epoche e agli ambiti considerati, ma comprende in linea generale: il tipo a effigie, il tipo equestre, il tipo araldico o armoriale, il tipo agiografico, il tipo topografico e una categoria di tipi “diversi” nella quale rientrano raffigurazioni simboliche o fantasiose, insegne, strumenti legati ad arti e mestieri, monogrammi e nessi di lettere alfabetiche.

Il tipo a effigie

Nel tipo a effigie compare il titolare stesso, rappresentato a mezzo busto oppure a figura intera, in piedi o seduto. Nei sigilli ecclesiastici l’immagine può essere quella del vescovo, dell’abate o di un altro esponente della gerarchia religiosa. La posizione del corpo, l’abbigliamento e gli attributi contribuiscono a definirne la dignità: il vescovo è solitamente rappresentato con la mitra e il pastorale, spesso nell’atto di benedire.

Nel sigillo della Curia vescovile di Bergamo (1351) il vescovo appare stante, mitrato, con la mano destra benedicente e il pastorale nella sinistra. Un esempio più antico, datato 1147, è il sigillo di Gerardo, vescovo di Bergamo, nel quale il presule compare assiso e mitrato, in atteggiamento benedicente, con il pastorale nella mano sinistra.

Nel corso del Duecento il modello tradizionale del sigillo ecclesiastico conosce una progressiva evoluzione. La composizione si fa più complessa, con l’introduzione di più figure, elementi ornamentali e strutture architettoniche. Queste architetture si popolano di figure di beati mentre il ritratto del titolare viene confinato in una piccola nicchia inferiore e non più in atto di benedire, bensì inginocchiato in preghiera. È quanto si osserva nel sigillo di Umberto, abate del Monastero di Sant’Antonio Viennense (1456). Nel registro centrale del campo sigillare, entro un’architettura gotica, è raffigurato un santo vescovo, nimbato, assiso con il pastorale. Ai lati, entro due nicchie, compaiono due figure stanti; nel registro inferiore, si riconosce il profilo del titolare, con ai lati uno scudo deperdito e uno al tau, simbolo dell’Ordine di Sant’Antonio di Vienne. 

Il tipo agiografico

Nel tipo agiografico la figura principale è un santo, la Vergine, Cristo oppure una scena sacra. Nei sigilli ecclesiastici l’immagine può rappresentare il santo patrono dell’ente o della diocesi e assumere quindi un valore che supera quello della semplice raffigurazione religiosa. Il santo diventa un vero e proprio segno di identificazione dell’istituzione: a differenza del ritratto personale, che segue il titolare, la sua immagine può rimanere invariata anche quando cambiano le persone che ricoprono un determinato ufficio.

Il tipo agiografico compare nel sigillo del Capitolo della Cattedrale di Bergamo, dove i santi Vincenzo e Alessandro sono raffigurati nimbati e stanti su una base rocciosa. San Vincenzo, vestito con una dalmatica, reca un ramo di palma nella mano destra e il vessillo con il giglio nella sinistra. La scelta delle figure sacre rende immediatamente riconoscibile l’identità dell’istituzione e il suo legame con i propri patroni.

Il tipo equestre

Il tipo equestre raffigura il titolare a cavallo, generalmente in armi, e deriva da una tradizione legata alla rappresentazione dei sovrani, dei grandi feudatari e dei cavalieri. L’atteggiamento del personaggio, l’armatura, la spada, la lancia o il gonfalone trasformano l’immagine in una dichiarazione visiva di potere e autorità. Ne offre un esempio, il sigillo di Francesco I di Valois-Angoulême, re di Francia e duca di Milano (1516). Il sovrano è delineato a cavallo e in armatura, mentre brandisce la spada. 

Il tipo araldico

Nel tipo araldico l’immagine è costituita principalmente dallo stemma del titolare o dell’istituzione. È un modello particolarmente efficace perché permette un’identificazione immediata attraverso segni convenzionali e riconoscibili. Gli stemmi possono appartenere a famiglie, signori e istituzioni, ma anche a diocesi, ordini religiosi e dignitari della Chiesa. Il sigillo può recare lo stemma di famiglia, uno scudo partito con le insegne diocesane e familiari oppure uno stemma inquartato. In origine, esso può presentarsi privo di ornamenti esteriori; dal Trecento, invece, allo scudo vengono associati gli attributi della dignità del titolare, come la mitra, il pastorale, la croce astile o processionale e il cappello cardinalizio, vescovile e prelatizio con le relative nappe.

Per esempio, nei sigilli del cardinale Pietro Priuli (1713), del canonico Lorenzo Maffei (XVI secolo) e del vescovo Daniele Giustiniani (1677), lo stemma è accompagnato dagli attributi della dignità ecclesiastica, permettendo di leggere contemporaneamente l’identità familiare e il ruolo istituzionale del titolare.

Il tipo topografico e il tipo diverso

Accanto alle immagini di persone, santi e stemmi, i sigilli possono rappresentare vedute di luoghi o edifici, dando origine al tipo topografico. Chiese, monasteri, città e altri edifici diventano così elementi attraverso i quali un’istituzione può rendere visibile la propria identità.

A questi si aggiunge il tipo arbitrario o diverso caratterizzato da animali, utensili, monogrammi e tutto ciò che non rientra nelle classi precedenti. La scelta di questi elementi può richiamare una professione, un’attività, un’appartenenza o una particolare caratteristica del titolare.

La varietà delle immagini mostra quindi quanto il linguaggio sigillare sia strettamente connesso alla società che lo produce. Il sigillo seleziona gli elementi ritenuti più significativi e li trasforma in un sistema di riconoscimento.

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