Leggende sigillari

Dalla parola al segno: abbreviazioni e monogrammi

Dalla parola al segno: abbreviazioni e monogrammi

La leggenda deve adattarsi allo spazio limitato del campo sigillare. Per questo motivo sono molto frequenti le abbreviazioni, che permettono di concentrare in poche lettere informazioni che nel documento vengono espresse per esteso. Sono comuni le contrazioni e i troncamenti, segnalati da particolari segni grafici. Un esempio ricorrente nelle bolle pontificie è “P’P” o “PP’”, abbreviazione di Papa. Il segno posto sopra le lettere indica che la parola è stata abbreviata secondo le convenzioni paleografiche. Nelle bolle pontificie la presenza di queste forme permette quindi di leggere il sigillo anche come testimonianza delle pratiche scrittorie e cancelleresche.

Anche la forma delle lettere cambia nel corso del tempo, seguendo l’evoluzione delle scritture usate nei documenti. Nei sigilli prevalgono generalmente caratteri maiuscoli, che passano dalle forme più antiche e irregolari a forme progressivamente più ordinate. Nel Medioevo recepiscono inoltre alcuni caratteri propri della scrittura gotica, mentre in età rinascimentale torna a imporsi la maiuscola lapidaria, destinata a rimanere una delle forme grafiche caratteristiche delle iscrizioni sigillari. La lingua più frequentemente utilizzata nei sigilli di area italiana è il latino, mentre nelle zone soggette all’influenza bizantina sono documentate anche le iscrizioni greche o bilingui.

Un esempio significativo è quello del sigillo di Lotario I, nel quale compare la formula “XPE”, forma abbreviata del nome greco Christos. Le due lettere iniziali, X (chi) e P (rho), costituiscono il Chrismon, uno dei più antichi monogrammi cristologici. Il monogramma, formato dall’unione o dalla sovrapposizione di due o più lettere, concentra quindi in un unico segno grafico un nome e il suo significato. La sua presenza mostra come, nel linguaggio sigillare, la scrittura possa trasformarsi in immagine e l’immagine possa a sua volta diventare scrittura.

Il monogramma può però assumere anche una funzione più propriamente identificativa e pratica come avviene, per esempio, negli emblemi delle corporazioni artigiane. Ne è un esempio il sigillo del sarto e commerciante di stoffe Antonio Vitali (1583), in cui la leggenda “+ I C / AV” è di tipo onomastico monogrammatico. In questo caso, l’identità del titolare viene condensata nell’intreccio delle lettere, trasformando il nome stesso in un segno distintivo immediatamente riconoscibile.

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