Conservazione e restauro dei sigilli

Oltre il restauro: la conservazione preventiva

Oltre il restauro: la conservazione preventiva

La riflessione teorica contemporanea ha stabilito che se il restauro rappresenta l’atto finale di risoluzione di una patologia, l’obiettivo primario della tutela deve risiedere nella conservazione preventiva. Sotto il profilo archivistico, risulta inammissibile l’estrapolazione fisica dei sigilli dai rispettivi fondi d’appartenenza al fine di favorirne un condizionamento isolato; una simile pratica negherebbe il principio cardine del vincolo archivistico, dando luogo a collezioni arbitrarie di fatto.

La strategia preventiva si attua attraverso il rigido controllo e la normalizzazione dei parametri microclimatici (umidità relativa, temperatura e irraggiamento), la rimozione dei contenitori nocivi e la predisposizione di dispositivi di condizionamento localizzato. A tale proposito, le soluzioni di intervento elettrochimico e di pulitura verrebbero irrimediabilmente vanificate se le bolle e i sigilli cerosi, dopo il trattamento, venissero ricollocati a contatto con sostanze in grado di reinnescare i fenomeni di degrado biologico.

In questo senso, prima di intervenite sui sigilli del corpus diocesano si è provveduto a rimuovere accuratamente ogni traccia delle vecchie “braghette” di carta che in passato vincolavano le pergamena al dorso dei volumi rilegati. Una volta espletate tutte le fasi di intervento, ogni sigillo e la relativa pergamena sono stati alloggiati su un supporto individuale in cartone conservativo non acido, provvisto di una sede appositamente sagomata su misura che ne impedisce i movimenti accidentali e azzera le trazioni meccaniche dei cordoni storici.

Infine, è bene ricordare che la riuscita di questa politica conservativa dipende dalla simbiosi professionale tra le figure preposte alla tutela: l’archivista-conservatore, figura scientifica deputata allo studio filologico e; il restauratore, tecnico qualificato incaricato dell’esecuzione materiale dell’intervento. Solo l’intersezione tra le competenze storiche e le conoscenze tecnologiche della chimica dei materiali consente di preservare il sigillo nella sua duplice natura di documento giuridico e palinsesto storico-materiale destinato a permanere nel tempo.

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