Sulle orme del silenzio: il vaso sacro
La vita nell’Eremo ai tempi del Cardinale Passionei.
La vita nell’Eremo ai tempi del Cardinale Passionei.
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Poco tempo passò, e “…la parte dell’eremo da lui abitata era diventata una vera villa. La bellezza del luogo, delle costruzioni riordinate secondo il suo raffinato gusto, e la fama della sua erudizione spinsero ben presto un gran numero di personaggi a visitare l’eremo, ovvero a rendere omaggio al Cardinal Passionei.”
Il più assiduo era il grande pittore Pier Leone Ghezzi, celebre tra l’altro per le magnifiche stanze affrescate di Villa Falconieri a Frascati. Di lui si conservano numerose caricature dei monaci e degli inservienti dell’eremo, e addirittura un’auto-caricatura “Mentre si accinge a fiutare una presa di tabacco” (conservata nel Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma). Ma non finisce qui. L’Eremo Tuscolano ospitò per sua volontà l’uno dopo l’altro personaggi di rilievo internazionale, sia sul piano culturale che politico. Basti pensare che “Winckelmann, lesse Platone in una delle riunioni a Camaldoli mentre il cardinale (…) ascoltava con il libro delle Lettres provinciales di Pascal a portata di mano”. Altro ospite d’eccezione fu il 15 otttobre 1741 papa Benedetto XIV, come successivamente – e più volte – lo fu re Giacomo III d’Inghilterra, il 27 novembre 1744 accompagnato anche dal figlio: Enrico Benedetto Duca di York, vescovo di Frascati.
Gli eremiti rimasero forse più turbati che compiaciuti della visita di tanti illustri personaggi che – anche senza volerlo – turbavano l’ordinario cursus della vita quotidiana del convento. Basti pensare che dopo la dipartita del cardinale furono eliminate anche le lapidi che ricordavano le visite di questi illustri personaggi. Alcuni di essi “salivano all’Eremo Tuscolano non tanto per godere degli studi e della conversazione erudita del Cardinale, ma per il piacere della cucina e dei divertimenti e così si cominciò anche con il disturbare la tranquillità degli eremiti. Durante la notte si diffondevano canti, e le esecuzioni musicali rompevano spesso il silenzio. Anche alcune donne furono introdotte nella residenza del Cardinale, anche se con i dovuti permessi, e ciò irritò particolarmente i monaci Camaldolesi.”
Nel 1745 fu eletto priore dell’Eremo padre Emiliano da Fabriano, che diede un deciso giro di vite alla condotta del Cardinale. Vietò tra l’altro l’ingresso a una porta nella recinzione dell’eremo che permetteva un più libero accesso degli ospiti, si oppose ad un ampliamento del ‘romitorio’ del cardinale ricorrendo addirittura al papa Benedetto XIV con una lettera che non ebbe grandi effetti.
“Costretto dal nuovo pontefice Clemente XIII a firmare il Breve di condanna del catechismo di matrice giansenista di François-Philippe Mésenguy, il cardinale fu colpito da ‘fierissimo colpo di apoplessia’ e morì il 5 luglio 1761 nell’eremo di Frascati”.
Dopo la morte del cardinale tutto tornò alla normalità e al suo antico ritmo.
Il nipote Benedetto vendette tutti i suoi averi presenti nell’Eremo: antichità, statue, cimeli; la sua ricca “libraria” fu ceduta alla Biblioteca Angelica per ben 30.000 scudi.
Il “comportamento del Cardinal Passionei fu determinante, dopo la sua morte, per la distruzione delle costruzioni del romitorio che gli eremiti eseguirono per reazione e quasi con rabbia ma soprattutto per impedire che qualche altro personaggio potente potesse desiderare di trascorrere in quel luogo qualche periodo della sua vita e magari ripristinare le abitudini del defunto Cardinale.”
Nello stesso secolo, tutt’altro che monolitico nella Chiesa cattolica, fu uno scontro di ideologie, di diverse concezioni della vita e della fede, entrambe presenti e operanti: due concezioni, più che incompatibili, di ambienti diversi, e che provocarono contrasti insanabili. Insomma, il cardinale Domenico Passionei, personaggio romanzesco, degno della penna di un Dumas, si trovò a vivere in un luogo non adatto a lui e a morire in un eremo scelto quasi come luogo di principesca villeggiatura, di otia umanistici. L’uomo giusto in Curia, in politica e in biblioteca, grande diplomatico e erudito, ritrovatosi purtroppo in un luogo non adatto alla sua particolare spiritualità: unico suo vero torto fu forse il non averlo capito o accettato.
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