I Comuni: la genesi del sigillo civico
La bolla plumbea della Serenissima: lo statuto speciale del Dominium Venetiarum
La bolla plumbea della Serenissima: lo statuto speciale del Dominium Venetiarum
Se la stragrande maggioranza dei Comuni continentali adoperava stabilmente sigilli in cera, la Repubblica di Venezia si distinse nel panorama sfragistico per l’adozione sistematica della bolla plumbea. L’impiego del piombo, ereditato per diretta derivazione o per imitazione dei modelli diplomatici dell’Impero Romano d’Oriente, era un privilegio precluso ai comuni ordinari e riservato tradizionalmente solo alla Sede Apostolica e ai grandi sovrani europei.
La notifica datata al Palazzo Ducale di Venezia il 28 agosto 1688, emanata in favore di un notaio presentato e iscritto alla cancelleria ducale, reca un sigillo circolare in piombo, reso pendente mediante un cordone di canapa. Si tratta della bolla del Dominium Venetiarum, impressa d’ufficio direttamente in cancelleria e destinata ad autenticare gli atti emanati in nome della Signoria, distinguendosi quindi dalla bolla propriamente dogale. Anche in questo caso l’immagine svolge una funzione essenziale nella rappresentazione dell’autorità dello Stato marciano. Al recto, compare la figura del Leone di san Marco “in moleca” (visto frontalmente, con le ali ripiegate a racchiudere il corpo a mo’ di crostaceo), alato e nimbato, mentre sostiene il libro dei Vangeli. Al verso, il programma è occupato dalla leggenda epigrafica lineare “DOMINIVM VENETIARVM”.
Nel sigillo della Serenissima, materia e immagine concorrono così a raccontare la storia dell’istituzione che lo ha prodotto. Il piombo e il Leone di san Marco non sono solo scelte tecniche e iconografiche, ma elementi attraverso cui il sigillo rende riconoscibile l’autorità della Repubblica e la sua presenza negli atti della cancelleria veneziana.
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