Per diventare grandi occorre essere piccoli: Margherita Antoniazzi (La Devota della Costa)

Le “Margheritine” e la carità

Le “Margheritine” e la carità

Nel secolo XVI non si concepisce un istituto femminile se non salvaguardato dalla clausura; l’unica vita religiosa ammessa è quella monastica, tutta dedita al servizio di Dio.

L’Autorità ecclesiastica fatica quindi non poco a comprendere quella carità instaurata dalla Devota, coraggiosamente al servizio dei fratelli, in nome di un altruismo eroico.

L’esercizio della carità espressa dalle religiose dette ‘Margheritine’, tutte dedite alla preghiera, alla penitenza e all’esercizio delle virtù cristiane, lasciano ovviamente perplessi i Visitatori ecclesiastici; questi temono che la forza dirompente della carità non sia sufficiente a tutelare le religiose dai pericoli di una società violenta.

E’ decisamente singolare il modo in cui viene esercitata la carità da questo piccolo nucleo di fragili donne, che operano su una rischiosa frontiera che in quei momenti storici vede la presenza sempre più frequente di avventurieri e briganti.

La vicinanza e l’amore per i bambini, soprattutto gli accattoni e quelli della strada, che ama radunare attorno a sé, porta Margherita e le consorelle ad offrire loro un luogo dove poter imparare a leggere e a scrivere. Le si attribuisce la frase: “La vera ricchezza sono i poveri, non i soldi“.

Riempire le giornate dei bambini con attività costruttive e formative dando loro un’istruzione minima, fatta di cultura e di formazione cristiana (a cui si aggiunge un pasto frugale non sempre concesso in famiglia), colloca la ‘Devota’ tra i grandi della storia della Chiesa alla stregua di San Filippo Neri, San Girolamo Emiliani, Sant’Angela Merici ed altri santi coevi.

La promozione della prima scuola gratuita della montagna e della Diocesi di Piacenza è opera davvero singolare se si tiene conto che, al contrario dei santi sopracitati, Margherita è illetterata e mai ha frequentato gli ambienti scolastici cittadini. Gli Atti dei ‘Processi’ parlano di due insegnanti: Suor Maria Bracchi, nipote di Margherita e suor Margherita Marcellina di Tornolo.

L’opera di Margherita Antoniazzi è tanto più innovativa se si tiene conto che la scuola, in quel territorio montano, nasce trent’anni prima dell’analoga fondata nel 1568 dal beato Paolo Burali, vescovo riformatore di Piacenza.

Leggendo le carte dei ‘Processi’ di beatificazione si viene a conoscenza di “grandi cose e milioni di miracoli“. I testimoni, parlando della ‘Devota della Costa’ sono concordi nel riferire numerosi episodi straordinari, guarigioni prodigiose e miracoli sorprendenti.

Il rapporto che, fin dalla giovane età, Margherita Antoniazzi instaura, attraverso la preghiera, con la Madonna prima e con San Rocco poi, danno il profilo spirituale e taumaturgico della ‘Devota’: ricchi e poveri, potenti e gente semplice accorre a questa povera suora ed ottiene miracoli e guarigioni di tutti i tipi.

I ‘Processi’ raccontano che per oltre trent’anni il monastero e la Chiesa dell’Annunziata di Costageminiana sono mèta di pellegrini che giungono, anche da lontano, per domandare preghiere e supplicare guarigioni.

Dagli Atti processuali vengono riportati, oltre alle testimonianze oculari o dei diretti interessati, fatti che i testimoni hanno udito dai familiari o da altri persone viventi ai tempi della ‘Devota’.

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