La Chiesa: i sigilli ecclesiastici

L’evoluzione formale e iconografica nelle giurisdizioni locali

L’evoluzione formale e iconografica nelle giurisdizioni locali

Anche le forme e le immagini dei sigilli delle giurisdizioni locali cambiarono nel corso del tempo. Se nell’alto Medioevo le autorità diocesane privilegiavano l’uso di anelli sigillari per le impronte cerose o di matrici metalliche per le bolle di piombo, i motivi iconografici originari erano dominati da monogrammi, brevi leggende invocative, immagini di santi, o elementi cruciformi e figure allegoriche.

Tra XII e XIII secolo, in concomitanza con il perfezionamento delle tecniche di incisione metallica e con l’adozione della caratteristica forma ogivale, le composizioni divennero più articolate. All’originaria figura ieratica del vescovo in posizione eretta o in trono (maestà), colto nell’atto di benedire e munito di pastorale e mitra, si aggiunsero edicole gotiche, fregi e strutture architettoniche di sfondo. Un caso emblematico di questa transizione formale è offerto dalla cancelleria episcopale bergamasca del XII secolo. Il sigillo  di Gerardo (aprile 1147), vescovo di Bergamo, adotta la forma a navetta e mostra il presule mitrato sul seggio, benedicente, con il pastorale nella sinistra.

La ricerca di un equilibrio tra la forma della matrice e il soggetto raffigurato costrinse talvolta le cancellerie curiali a compromessi geometrici, come documentato nel XIV secolo. Nel sigillo della Curia Vescovile di Bergamo (17 febbraio 1351) la forma circolare della matrice non consentiva di contenere l’intera figura eretta del vescovo. L’incisore scelse così di adattare il ritratto allo spazio tondo, risultando in un’interessante variante del tipo ad effigie stante, qui risolto a mezzobusto.

Dal XIV secolo comparvero inoltre le insegne araldiche personali del presule e della diocesi di appartenenza, inizialmente collocate ai piedi o ai lati del trono episcopale. Tale dinamica favorì la nascita e la successiva stabilizzazione del sigillo puramente araldico, nel quale l’immagine è costituita esclusivamente dallo stemma del titolare, sormontato dai relativi timbri di rango (cappello prelatizio, nappe e croce astile).

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